Iconografie di leaders – le dimensioni narrative dei soggetti rappresentati

La rilevanza dei media nel modellare le diverse rappresentazioni di un personaggio dal punto di vista iconografico è indiscutibile, specialmente quando si tratta di figure di primaria importanza sulla scena. Alcune volte tuttavia ne scaturiscono delle iconografie ai limiti del grottesco; sono le raffigurazioni percepite dal pubblico e riproposte dalla “circolarità” dei media oppure il tentativo di quest’ ultimi di imporre i propri modelli figurativi?

Dall’ avvento dei media di massa, tutti i leader politici gli hanno sempre attribuito notevole importanza, consapevoli della forte influenza che questi possono esercitare sull’ opinione pubblica nel raccontarne l’azione e nel condizionarne il livello di consenso.

In particolare, oltre al raccontare l’attività politica di un leader, c’è un altro aspetto che assume particolare rilevanza nel tempo e che consiste nel dare forma alle iconografie prevalenti relative al volto e alla gestualità del leader stesso, modellandone in un certo qual modo la percezione.

Dal punto di vista semiotico, la figura di un leader acquisisce un “effetto di senso” quale risultato di tutti i testi-oggetto in cui viene riprodotto durante la sua attività: interviste tv, audio e stampa, locandine, volantini, immagini sui mezzi di informazione, video e filmati vari; pertanto sarà molto importante il suo modo di porsi e di farsi rappresentare figurativamente in tutte le possibili situazioni di contatto con il suo pubblico e con il mondo degli operatori dell’informazione.

In particolare, a volte l’iconismo che si sviluppa attorno ad alcuni volti alla lunga sembra costituire un vero e proprio mainstream che finisce per diventare l’elemento caratterizzante della narrazione del personaggio e che concorre a formarne una marcata affinità con certe figure archetipiche più o meno stereotipate.
Per tale ragione è nata la curiosità di esplorare più in profondità le iconografie di alcune figure di primaria importanza sulla scena, e perciò sono stati confrontati tre leader che hanno una notevole rilevanza mediale quali Vladimir Putin, Angela Merkel e Donald Trump.

L’analisi si è basata sull’osservazione delle prime 150 immagini indicizzate da Google relative ai tre soggetti. Si è considerato che raccogliendo materiale da altre fonti, oltreché dispendioso, poteva essere condizionato sia dalla diffusione, sia dalle scelte di campo del medium stesso in un dato momento. Con uno standard univoco la selezione del materiale si è basata su una campionatura di immagini tratte da Google, in quanto tale motore di ricerca non fa altro che indicizzare e mostrare in base alla diffusione le immagini che circolano con maggiore frequenza nella rete, pertanto strumento perfettamente in grado di rappresentare il trend mediale prevalente.

Una sintesi delle immagini che riportano alcune delle espressioni significative più ricorrenti viene riportata nelle figure incluse.

I presupposti dell’analisi

Il primo presupposto considera l’aspetto fondamentale della rappresentazione, cioè il volto, la faccia, la sostanza principale della significazione che ci riferisce come è “fatta” la persona, che comunica identità e identificazione, trasfigurazione e somiglianza. Parte dal detto “metterci la faccia” che si fondano le garanzie morali, che si esprimono ritegno, pudore, emozioni, rabbia, disgusto, così come il perderla implica la diminuzione di credibilità, carisma, rispetto e fiducia. Quindi semioticamente la faccia diventa espressione della persona e significato per antonomasia.

Altro presupposto fondante della leadership è il carisma e le modalità espressive con cui un leader lo esprime. Anche in questo caso ci si avvale del contributo semiotico laddove si individuano due grandi categorie di stili di leadership, ognuna delle quali all’interno di propri sistemi di significazione: lo stile carismatico in cui il leader ha la titolarità del dominio simbolico della leadership e la esercita nei modi a lui congeniali, e lo stile rivoluzionario in cui l’aspirante leader non ha questa proprietà e cerca di acquisirla attraverso l’investitura popolare tratteggiando la sua egemonia futura.

Ultimo presupposto considerato valuta come le iconografie ricorrenti possano implicare analogie più o meno marcate con forme archetipiche e personaggi delle strutture narrative a cui facilmente il pubblico può collegare le proprie percezioni con interpretazioni più o meno stereotipate. Questo nasce dalla considerazione che in fondo i leader politici incorporino in un certo qual modo delle figure mitiche che suscitano una sorta di immedesimazione del pubblico, così come avviene per la filmografia in genere, e che il loro immedesimarsi vada a far riferimento a quelle figure felicemente descritte da Vogler nel suo lavoro di definizione dei ruoli scenografici.

Conseguentemente gli aspetti osservati hanno riguardato:

  • Il confronto tra elementari principi di fisiognomica e l’espressione catturata nell’immagine letta come messaggio di comunicazione non verbale, allo scopo di prevederne la possibile percezione o di delinearne le interpretazioni;
  • Le semiotiche complessive di certe pose, della gestualità catturata, che possono diventare segnali denotatori di valori ed atteggiamenti che sono in stretta relazione con aspetti quali il potere, l’autorità, l’affidabilità, il cambiamento, l’autorevolezza, il carisma etc.
Le iconografie dei leader e gli archetipi di Vogler – quale eroe in viaggio?

Donald Trump


striscia Trump
In fisiognomica il faccione abbastanza squadrato di Trump è indice di un soggetto brusco, duro, rude nei giudizi e nel comportamento. I suoi sono i lineamenti tipici di persone inclini ad affidarsi solo alle proprie capacità, dal temperamento attivo, pratico e deciso, rigidi nelle proprie idee e mossi dall’ambizione di affermarsi, tendono ad attaccare anche con una certa veemenza e non di rado raggiungono il successo grazie alla propria incessante attività.

Le sembianze di Trump sono in linea con le prerogative suddette e le espressioni catturate lo mostrano frequentemente in espressioni e gesti grotteschi al limite della vignettatura, raccontano una persona animata da passioni anche se espresse in modo caricaturale, quasi comico. Le mimiche del volto mostrano parole gridate, smorfie che esprimono disgusto, espressioni sguaiate, il ghigno serioso della persona gretta, arida, che si compiace di aver affossato l’avversario, una gestualità sintetizzata da un dito indice accusatorio, da mani aperte a difesa, un riporto di capelli che aggiunge un senso di vanità goffa che implica ulteriori segnali negativi.

Abbastanza frequenti anche le caricature di Trump, rappresentazione complessiva di un soggetto svalorizzato, di un aspirante leader goffo e inaffidabile, raccontato come un ricco uomo di affari, meschino, ingordo, ottuso e dispotico. Trump tuttavia assume una veste iconica di antisistema che rivoluziona il concetto classico del leader sicuro, affidabile, illuminato nelle sue visioni ed intuizioni.

Trump sembra incorporare i segni di due figure archetipe di Vogler, a metà strada tra “l’antieroe” e “l’imbroglione”.
La figura dell’antieroe, non è il contrario dell’eroe, ma una sua specie particolare, come il fuorilegge o il cattivo, il quale però per diverse ragioni a volte riscuote l’approvazione sostanziale del pubblico. Il tipo di antieroe affine a Trump è quello di “eroe tragico”, figura sgradevole di cui si disapprovano le azioni, che presenta debolezze, che non risolve mai i propri demoni interiori al punto da venirne neutralizzato.

L’archetipo dell’imbroglione invece riunisce in sé le energie della goliardia e il desiderio di cambiare. La funzione psicologica dell’imbroglione è quella di ridimensionare i supereroi e riportarli con i piedi per terra insieme agli spettatori. A volte suscitano ilarità, mettendo a nudo i limiti dell’ambiente e rimarcandone le follie e le ipocrisie, stimolano cambiamenti e trasformazioni salutari. Gli imbroglioni sono spesso dei personaggi catalizzatori, che agiscono nelle vite altrui, pur rimanendo sé stessi. Nelle narrazioni, gli eroi imbroglioni si trovano nei miti popolari e nelle fiabe di tutto il mondo.

Vladimir Putin


striscia Putin
Le immagini che ritraggono Putin sono invece di tenore completamente diverso rispetto a quelle di Trump.
I tratti fisiognomici del suo volto si imperniano in una fronte alta e ampia, indice di soggetti dotati di qualità induttive e deduttive, capacità di analisi e di sintesi, di praticità e portatori di ideali. Le labbra sottili e serrate indicano soggetti meticolosi, ordinati, precisi che seguono la ragione e agiscono anche con senso dell’opportunità, con occhi profondi e sottili, segni di un leader sicuro, deciso, forte e temibile.

I lineamenti del viso abbastanza stretto di Putin sono pertinenti alla figura di leader, la gestualità illustrata delle mani è limitata ma decisa, ed i movimenti esprimono controllo; le immagini in primo piano mostrano una postura abbastanza protesa in avanti ad affrontare il problema, lo sguardo che non denota incertezze, le mani che si appoggiano al volto segnalano la giusta riflessione e ponderatezza delle scelte del leader ma mai l’incertezza, rari sono i sorrisi, di rado l’espressione compiaciuta di chi ha messo sotto scacco l’avversario anche stavolta. Non sono rare le immagini che lo riprendono intento a svolgere attività sportive o ad usare armi, segnali che tendono ad intercettare non solo il carisma del potere ma anche dell’abilità, della forza e dell’energia.

Qualche concessione alle passioni solo quando viene ritratto con animali domestici, che denotano l’esistenza di un lato sentimentale a cui può accedere solo chi riscuote la sua fiducia.
La figura di Putin è affine a quella di “eroe catalizzatore”, di colui che, eroe dinamico e deciso, non cambia e risolve le falle del sistema. Gli eroi catalizzatori sono figure centrali che possono agire eroicamente, interiormente stabili perché la loro precisa funzione è provocare la trasformazione negli altri, sono particolarmente efficienti nelle narrazioni che continuano nel tempo come le serie TV e i sequels; come in “Superman” questi eroi subiscono pochi cambiamenti interiori, ma intervengono soprattutto per aiutare gli altri o guidarli nella loro crescita, come i catalizzatori nella chimica, essi provocano un cambiamento nel sistema senza trasformarsi.

Questa sostanza archetipica ben si addice al personaggio Putin, ormai sulla scena da parecchi anni e artefice primo della rinascita prima di tutto identitaria della Russia. Il suo personaggio è percepibile come colui che, dedito alla comunità, ne può risolvere i problemi, impegnato nel suo viaggio ad affrontare di volta in volta gli ostacoli messi sul suo cammino dall’alleanza dei poteri avversi, dimostra di avere doti di scaltrezza, risolutezza e decisione che sono bagaglio di un vero leader. Spesso criticato, è anche descritto come risoluto e spietato verso i suoi avversari, tuttavia questo non sembra scalfire un granché il suo carisma e la sua popolarità. Incorpora comunque la figura del leader che ha una sua meta, un suo progetto e sa perfettamente come fare e perciò trasmette affidabilità e sicurezza nei suoi cittadini, ed anche un pizzico di ammirazione in vasta parte dell’opinione pubblica occidentale.

Angela Merkel


striscia Merkel
I tratti del viso della Merkel, denotano una certa triangolarità, con tempie larghe ed il mento abbastanza aguzzo. Questi tratti sono tipici di soggetti che lavorano principalmente con la mente, pronti e rapidi nell’afferrare le situazioni, non di rado scaltri più che profondi o colti. Una mascella abbastanza pronunciata riferisce di soggetti dotati di volontà, combattivi, dallo spirito conquistatore, ambiziosi ed orgogliosi che a volte rischiano di perdere aderenza con la realtà.

La leadership della Merkel, personaggio politico di primissimo piano della scena europea, mal si concilia con un momento storico in cui le leadership europee sono fortemente criticate specialmente quando si tratti di persone che si reputano appartenenti all’establishment dei cosiddetti poteri forti, crisi dovuta alla sfiducia e al malessere, ai guasti provocati dalle classi politiche al potere che hanno investito quasi tutti i paesi europei in una crisi che dura ormai da otto anni.
Ovviamente una figura carismatica, seppur controversa come la Merkel, non poteva rimanere indenne da queste correnti di pensiero, perciò la sua immagine di donna di ferro non sembra più garantire quelle rendite di posizione di cui, in altri momenti, aveva goduto la Tatcher.

Le immagini che la raccontano ci mostrano una donna che rappresenta il potere, ma che appare frequentemente corrucciata, un volto per niente conciliante, con la bocca curvata verso il basso in un’espressione che sembra trapelare un moto di disgusto, quasi a denotare la distanza del potere dalla società civile. Spesso ripresa in smorfie grottesche che tentano di ridicolizzarne e svilirne l’appeal di leader, non di rado viene caricaturizzata con sembianze che ne disconoscono la femminilità, che la disumanizzano mostrandola spietata e insensibile, perfettamente integrata in un sistema di potere transnazionale ormai distante dalla società e che non riscuote più la fiducia della gente. Di rado viene ripresa in espressioni sorridenti e più distese, eccezioni alla regola dunque, mentre anche la gestualità delle mani, palme aperte verso il pubblico, non sembra ispirare grandi speranze.

Il personaggio della Merkel sembra configurarsi bene con l’archetipo del “guardiano della soglia”; i guardiani della soglia, di solito non sono i malvagi o gli antagonisti della storia, spesso sono il braccio destro del maligno. Agli ingressi di un mondo nuovo ci sono dei guardiani severi a sorvegliare la soglia, per impedire l’accesso a chi non lo merita, mostrano un’espressione minacciosa, ma se affrontati adeguatamente possono essere superati, ignorati o diventare persino alleati. Spesso il malvagio stabilisce un rapporto con il guardiano della soglia per essere protetto o avvertito quando un Eroe si avvicina al limitare della sua roccaforte.

Gli eroi che riescono nella loro missione a neutralizzare i guardiani della soglia, imparano ad aggirarli, ad incanalare la loro energia al fine di incorporarli. Imparare ad affrontare i guardiani della soglia è una delle prove più ardue del viaggio dell’Eroe.

conclusioni


In questo momento l’accostamento fatto tra questi tre leader politici, le loro iconografie ricorrenti e le figure archetipe della narrazione, suggerisce spunti abbastanza interessanti sul come le rappresentazioni visive diventino per certi aspetti una sorta di barometro del giudizio sociale.

La lunga e profonda crisi non solo economica ma anche politica e valoriale della società occidentale si caratterizza per un moto di sfiducia generalizzata nelle classi politiche dominanti incapaci di risolvere i problemi sociali, pertanto sentimenti di rivalsa, di contestazione e anche di rottura degli schemi si affacciano un po’ ovunque anche se il panorama dei sentimenti popolari appare estremamente frammentato e confuso.

Trump non mostra certamente le virtù del leader ispirato, anzi è grottesco, caricaturale, antisistema, al margine dell’establishment di potere e inviso al sistema dei media che ne riproduce un’ icona da impostore; forse è proprio per questo che più Trump è osteggiato dal sistema, più il suo gradimento nelle masse del pubblico americano tende a salire, segnale quindi che la gente potrebbe vedere in lui un elemento di rottura con la continuità del passato fatta di menzogne e false promesse.

Diametralmente opposta invece la lettura del personaggio Merkel, la cui popolarità in calo deriva anche dal suo apparire interprete e protettrice di politiche austere che fanno gli interessi di un sistema di poteri economici ingordo, ambiguo, perfettamente in linea a farsi portatore di quell’alone di cupo mistero che serve ad alimentare dietrologie e complottismi. Ecco perché il suo incorporare la figura del “guardiano della soglia”, ben si congiunge con il ruolo di protettrice degli oligopoli del sistema Europa, di quelle forze egoiste che ne stanno distruggendo i valori fondativi nella mente della gente.

Putin invece, con il rilancio della Russia come potenza, come identità e come attore primario sulla scena mondiale, finisce per calzare bene i panni dell’eroe che sta compiendo appieno la sua impresa, vicino a sconfiggere il drago che attanagliava il suo paese. Pur nella durezza e nei difetti, riscuote ammirazione ed esercita comunque un certo ascendente su buona parte dell’opinione pubblica occidentale, quel carisma appunto che solo i personaggi eroi catalizzatori delle sceneggiature sanno coagulare.

Quale sarà quindi il loro percorso futuro? Vedremo!

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