Twitter e opinione pubblica- quale funzione e quali effetti – 1° parte

Twitter azzera i tempi di “trasporto” della notizia dal luogo di “produzione” al fruitore dell’informazione, ma fa fatica a comunicare effetti di senso ridondanti rispetto a quanto permesso dai 140 caratteri.
Così reticenza, paradosso, allusione, ironia sono alcune delle armi retoriche che possono essere utilizzate nei brevi testi di Twitter, al pari della tecnica del retroscena, una promessa che pizzica le corde della curiosità…

1° parte
Twitter oltre che un social media è anche un mezzo di comunicazione di massa, per cui che tipo di influenza può avere nella formazione dell’agenda setting dell’opinione pubblica? Questo in sostanza l’interrogativo di chiusura del mio post precedente.

Parliamo di una piattaforma che è sicuramente una protagonista delle pratiche discorsive della società, caratterizzata da una forte trans-medialità, che sempre più spesso riesce a modificare ritmi e forme della comunicazione sociale e che possiede caratteristiche che implicano senz’altro sostanziose differenze rispetto alle teorie classiche di agenda setting.

La continua crescita di account, l’enorme numero di tweet diffusi, l’affermarsi di specifiche competenze tecniche nella produzione dei contenuti, fanno di Twitter un protagonista della formazione dei discorsi sociali, tale da porsi molto spesso come il primo anello della catena informativa che, pertanto, richiede di acquisire l’abilità di maneggiare Hashtags, retweeting, gestione di immagini e video, ma non solo, anche la capacità di saper comunicare effetti di senso ridondanti rispetto a quanto permesso dai 140 caratteri.

Per collegarmi alla domanda iniziale, riporto in estrema sintesi alcuni punti fondamentali degli studi condotti sulla teoria dell’agenda setting (Shaw 1979, McClure-Patterson 1976, Mc Combs 1976 per citarne alcuni)1 che asserivano la capacità dei media di massa, principalmente giornali e televisione, di fornire una agenda dei temi sui quali discutere e formarsi opinioni, di fatto escludendo gli altri. Già Cohen (1963) sosteneva che la stampa non può dire alla gente cosa pensare, mentre è sorprendentemente capace di dire ai propri lettori su quali temi pensare qualcosa.

In sintesi, si sostiene, l’effetto dell’agenda sul pubblico si estrinseca in un processo complesso che si articola in più fasi:
a) focalizzazione ed enfatizzazione dei temi in primo piano;
b) analisi dei nessi causali del problema e loro interpretazione (Framing);
c) collegamento tra l’oggetto inquadrato e il sistema simbolico del pubblico, fino a far integrare l’oggetto e il suo potenziale simbolico nel sistema sociale.
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Le caratteristiche dei vari media costituiscono le condizioni con il quale ognuno di questi suggerisce la rilevanza dei vari temi: mentre i giornali tradizionali sfruttano la grandezza dei titoli e la posizione nella pagina molto efficacemente per affermare la salienza dei vari fatti, la televisione, meno efficace in questo, può far affidamento soltanto sull’esposizione cronologica delle notizie e sulla spettacolarizzazione delle immagini.

Twitter ha dalla sua parte la velocità del mezzo, che praticamente azzera i tempi di “trasporto” della notizia dal luogo di “produzione” al fruitore dell’informazione, però non può organizzarne le sequenze e fa molta fatica ad aggiungere risalto (al di là di quello intrinseco che alcuni fatti di per sé possiedono più di altri!) con le sue caratteristiche strutturali.
Così reticenza, paradosso, allusione, ironia sono alcune delle armi retoriche che possono essere utilizzate nei brevi testi di Twitter, magari includendo immagini e video più o meno ammalianti, per ottenere comunque il rinvio del lettore ad un’ altro mezzo.
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C’è anche la possibilità di usare la tecnica del retroscena, in tal modo ammiccando al lettore e stimolandone l’aspettativa di trovare l’informazione altrimenti esclusa dai contenitori dei notiziari tradizionali, quindi spingendolo a seguire i link inclusi; ma il concetto di salienza, di rilevanza, non può manifestarsi con questi strumenti.

Per verificare empiricamente alcuni degli aspetti sopra descritti, con l’ausilio di Social Bakers è stata costruita una lista di 35 account scelti tra quelli aventi il maggior numero o comunque un numero significativo di followers, che appartenessero a diverse categorie così da rappresentare uno pseudo-mondo di informazione di un qualunque utente generico. È stata quindi formata una lista avente 7 account del mondo dello sport, 4 della politica, 4 dello spettacolo, 5 tra i media, 5 di intrattenimento, 5 brand di aziende di diversi settori e 5 di viaggi e turismo. È stata poi simulata in giorni ed orari diversi la possibile lettura da uno smartphone “scorrendo” un numero di tweet che coprissero un intervallo temporale di circa 2 ore ogni volta, e verificando poi alcuni aspetti qualitativi e quantitativi relativi agli argomenti.

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Per ogni intervallo si sono registrate serie di tweet comprese tra le 100 e le 200 unità, che hanno offerto un quadro informativo frammentato di notizie di vario genere, quasi alla rinfusa, alcune con immagini, altre no, dalle breaking news politiche alle notizie di sport, dai fatti delle crisi internazionali al gossip, dal caso di cronaca alle esternazioni di una qualche notorietà.

Nessuna traccia di struttura dunque, una serie puntiforme di tematizzazioni di cui è assai arduo organizzarne un senso generale, al contrario invece di quanto spontaneamente succede sui media di massa tradizionali.
Conseguentemente, un aspetto suscettibile di essere fortemente influenzato è la difficoltà ad accumulare il senso delle varie “quotidianità”, ciò che poi costituisce nel pubblico il patrimonio degli antecedenti, fattore fondamentale nel sistema di decodifica di fatti successivi del quale non siano certe le soluzioni (A. Smorti – Psicologia culturale 2003).
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Pertanto, la maggiore difficoltà a concatenare gli eventi, che faticano a legarsi in una sorta di sequenza narrativa, attenuano il ricordo e la costruzione di una memoria sociale condivisa (vedi anche: Per una semiotica del quotidiano – E. Landoski in A. Semprini –Lo sguardo semiotico – 1990 e G. Marrone – Corpi sociali -2001).

Se il principio di agenda setting viene quindi a diluirsi a causa della frammentazione delle informazioni e conseguentemente l’ influenza dei media di massa viene a diminuire (forse!) nella formazione dell’opinione pubblica, fatto di per sé non totalmente negativo, c’è da prendere in considerazione che questo fenomeno tendendo a ridurre il ciclo di vita delle notizie, come già detto, al tempo stesso rende più instabile anche la memoria delle vicende che servono alla decodifica dei fatti successivi. Conseguenza possibile e ancora da esplorare nei suoi effetti sul lungo termine é lo sfrangiarsi e l’attenuarsi delle memorie collettive, la possibile disarticolazione tra la realtà percepita e i fatti che la costituiscono, la potenziale attenuazione dei legami di coesione sociale che potrebbero indebolirsi a fronte di una memoria condivisa poco strutturata.

Come possiamo definire dunque la nostra bacheca virtuale? Forse il termine bacheca appare un po’ riduttivo alla luce della bulimia informativa dal quale siamo pervasi, visto che buona parte dei frequentatori di Twitter annoverano un numero di following molto alto, in grado di tweettare un numero di messaggi superiori a quelli che normalmente si è in grado di fruire nel normale scorrere della quotidianità.

È un po’ come trovarsi in un enorme “mercato” virtuale, affollatissimo di “bancarelle” disposte in modo disordinato su cui trovare le notizie più disparate che non avremo mai la certezza di poter osservare completamente, che cambiano la loro “merce” con estenuante rapidità, un’ offerta talmente vasta e variegata che non riusciremo mai ad approfondire, perennemente distratti da nuove merci/notizia che si affollano e si sostituiscono vicendevolmente.

Nel giudizio dobbiamo sempre tenere presenti le modalità di fruizione, sempre meno riconducibili ad un desktop che ci consente certe modalità di navigazione e osservazione dei contenuti, sempre più legate agli smartphone, che in uno schermo di ridotte dimensioni e durante pause di tempo sempre più brevi, consentono di far “scorrere” le informazioni dei vari fatti con impressionante rapidità, che solo raramente si fa sosta su un tweet e se ne segue il link per un articolo on-line che il più delle volte ha una lunghezza inferiore alle 500 parole. Poche sono dunque le possibilità di reale approfondimento di più eventi e dei loro nessi causali, tutto si consuma in tempi sempre più ristretti che finiscono per diventare il foraggio ideale del qualunquismo e del pressappochismo.

(vai alla 2° parte)

1 Per una trattazione estesa dell’argomento ed altri riferimenti bibliografici vedi Wolf Mauro – Teorie delle comunicazioni di massa – Bompiani 1985

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