IL SOCIAL COMMERCE PROSSIMA FRONTIERA DELLO SHOPPING ONLINE

Un sondaggio sui consumatori è stato condotto da Lucid tra il 20 e il 22 ottobre 2021 su 1.037 adulti statunitensi di età compresa tra 18 e 75 anni scelti tra quelli che utilizzano almeno una piattaforma di social media.
Ciò che ne scaturisce individua il social commerce come l’ultima evoluzione dello shopping online che offre nuove opportunità ma anche alcune limitazioni.
Secondo il sondaggio, il 65% dei partecipanti aveva già effettuato acquisti direttamente tramite i social media, ed il 34% di essi afferma di utilizzarli come mezzo per conoscere prodotti, servizi e brand.
Tra gli acquisiti più gettonati l’abbigliamento è in cima alle preferenze, seguito da servizi di intrattenimento (film, canzoni, etc.), abbonamenti per App, libri, bevande, cosmetici e gioielli. Come prevedibile, mentre le donne manifestano preferenze per cosmetici, gioielli, arti e mestieri, gli uomini preferiscono abbonamenti alle App ed elettronica.
Tuttavia ci sono un paio di aspetti molto importanti e che non vanno sottovalutati.
Prima di tutto nel sondaggio si rileva che l’80% dei consumatori afferma di attribuire notevole importanza alla conoscenza del brand nella propria propensione all’acquisto sui social.
Il secondo punto è che i consumatori si aspettano di vedere cataloghi di prodotti dettagliati che dimostrino al meglio le caratteristiche dei prodotti, ed in tal senso le piattaforme che meglio sembrano assolvere il compito al momento sono Facebook, Instagram e Youtube.
Da questo deriva l’esigenza di dotarsi di una buona “content strategy” e di disporre di mezzi e risorse per la realizzazione dei contenuti visuali e della comunicazione necessaria.

(Fonte Sprout social: https://sproutsocial.com/insights/consumer-behavior-social-commerce/)

social commerce piattaforme preferite
social commerce contenuti preferiti
social commerce preferenze

ORA ARRIVA IL GROUNDEDNESS MARKETING

Ora arriva il “Groundedness Marketing”, una strategia o, se preferite, una nuova forma di marketing che punta su prodotti che dimostrino un’essenza di artigianalità, produzioni locali o tradizionali realizzate da persone reali o che richiamino ricordi del passato.

Questo è quanto emerge da un sondaggio pubblicato su Harward Business Review e condotto su un gruppo rappresentativo di consumatori statunitensi, secondo la quale una quota sempre maggiore di questi dimostra un interesse crescente verso prodotti che richiamino i loro luoghi o le persone, o che abbiano espliciti riferimenti alle identità ed esperienze del passato.

Tale tendenza sembra particolarmente presente nel settore alimentare, manifestandosi con piccoli mercati agricoli in crescita, aumento della domanda di prodotti da forno artigianali, ritorno ai marchi di generi alimentari tradizionali.

L’aspetto è tanto più sorprendente e contraddittorio se si considera che più la digitalizzazione e la globalizzazione permeano le nostre vite, rendendole sempre più virtuali, veloci e mobili, tanto più i consumatori manifestano il desiderio di ritrovare i loro ancoraggi emotivi legati alle tradizioni e al passato.

Un esempio di posizionamento di successo proviene dalla catena austriaca Billa che ha puntato a radicare il suo marchio alle identità locali del territorio.

Il Groundedness marketing sembra rappresentare dunque una strategia alternativa interessante in un trend che sembra lasciare spazio solo all’inarrestabile crescita delle vendite online.

(fonte Harvard Business Review – Why-we-buy-products-connected-to-place-people-and-past)

TROPPE RIUNIONI? LA PSICOLOGIA SCONSIGLIA

Troppe riunioni in azienda sono dannose? Sembrerebbe di sì secondo un sondaggio effettuato negli Stati Uniti dove emerge che i manager riterrebbero l’83% delle riunioni aziendali svolte come improduttive e dannose per la produttività.

Secondo gli psicologi comportamentali, esistono alcune insidie psicologiche che ci portano a far proliferare riunioni, meeting e video conferenze oltre il limite.   In estrema sintesi alcune delle motivazioni riconducono a:

  • “Paura” di perdere l’occasione;
  • Urgenza egoistica;
  • Dispositivi per garantire l’impegno delle persone;
  • Effetto di “mera urgenza”;
  • Paura di “incontrare l’amnesia” degli incontri precedenti;
  • Ignoranza pluralistica di condividere il proprio stato d’animo.

Punti veramente interessanti che meritano di essere ponderati e approfonditi.

(https://hbr.org/2021/11/the-psychology-behind-meeting-overload)

Fonte: Harward Business Review

 

 

ARRIVA AMAZON BUSINESS

Arriva Amazon Business per il B2B; questa piattaforma, dedicata alle transazioni tra operatori commerciali, anche grazie agli sconvolgimenti dovuti alla pandemia, sta conquistando rilevanti quote di mercato nel commercio online, sconvolgendo molti dei tradizionali canoni di marketing relazionale in uso nel B2B. Oltreoceano sembra che già il 49% degli acquirenti di prodotti B2B affermi di cercare online articoli di proprio interesse su Amazon Business (fonte Wunderman Thompson Commerce). La domanda è se la stragrande maggioranza delle PMI e delle micro imprese operanti nel B2B, afflitte spesso da una cronica noncuranza e/o diffidenza verso il marketing digitale, sapranno comprendere la straordinaria portata di questa tendenza, un cambiamento che incide profondamente nei consolidati rapporti di fidelizzazione basati su relazioni interpersonali, e mette in discussione quote rilevanti delle proprie vendite.

(https://www.wundermanthompson.com/expertise/commerce/amazon-marketplace-services)