TENDENZE SOCIAL 2022: ARRIVA TIK TOK

Quali i trend di sviluppo per i social media nel 2022? Sotto i riflettori sicuramente la crescita impetuosa di Tik Tok, che riferisce di aver superato un miliardo di utenti attivi mensili a partire da settembre 2021, segnando un aumento del 45% rispetto a luglio 2020.

Per fare un paragone, mentre Facebook ha raggiunto un miliardo di utenti attivi nel 2012, 8 anni dopo la sua fondazione, TikTok, fondata nel 2016, ha raggiunto questo traguardo in soli 5 anni.

Non si può più parlare di meteora, come forse è stato il fenomeno di Snapchat, per cui è opportuno indagare le ragioni di questa crescita, sia dal punto di vista del fenomeno sociale, sia dal punto di vista del marketing per le prospettive che questa nuova piattaforma può offrire.

Questa piattaforma di video brevi e divertenti sta battendo ogni record di download, si basa su un sistema di distribuzione dei contenuti personalizzabile sui gusti dell’utente e non più incardinato alle logiche dell’algoritmo e del numero di contatti.

Le caratteristiche di Tik Tok stimolano il passaggio da fruitore a creatore di contenuti laddove il gradimento di questi ultimi non è condizionato dall’algoritmo stesso, ma dalla capacità di intercettare i gusti degli altri utenti e di divertire.

Ma l’aspetto che più di altri può cambiare gli equilibri esistenti nei canali disponibili per il digital marketing, è rappresentato dalle possibilità per certi versi alternative che TikTok offre alle aziende per ottenere visibilità e connettersi con un pubblico interessante e in continua crescita.

Al momento la piattaforma sta cercando d’introdurre una funzione di e-commerce e un modello di monetizzazione, condizioni queste che suggeriscono ai marketer di prepararsi a saper utilizzare abilmente TikTok.

(fonte Talkwalker – Social-media-trends)

Graduatoria delle App per download
Azioni affettuate daglin utenti su Tik Tok
COME FUNZIONA L’ALGORITMO DEI SOCIAL MEDIA “VISIVI”

COME FUNZIONA L’ALGORITMO DEI SOCIAL MEDIA “VISIVI”

Principali caratteristiche sul funzionamento degli algoritmi di Instagram, Youtube e Pinterest e qualche suggerimento sull’uso di questi social media 

In questa breve sintesi si completa il discorso relativo al funzionamento degli algoritmi delle principali piattaforme social; questa volta consideriamo le piattaforme prevalentemente “visive” come Instagram, YouTube e Pinterest.

Come già per i precedenti articoli su Facebook , Linkedin e Twitter  questi suggerimenti sono destinati a dare un contributo speditivo a imprenditori e professionisti che vogliono usare questo tipo di social media a fini professionali, per valutare la sostenibilità dello sforzo, la capacità di produrre i contenuti necessari e come gestire l’eventuale rapporto con consulenti in out-sourcing.

Instagram

Da quando la piattaforma ha visto l’ingresso dei più giovani dalla piattaforma Facebook, e dal momento in cui la stessa piattaforma è passata dal modo cronologico a quello algoritmico di mostrare i contenuti, la strategia di utilizzo della stessa è notevolmente cambiata.

L’obiettivo principale di Instagram è quello di trattenere l’utente sulla piattaforma il più a lungo possibile, perciò hanno perso di importanza gli hashtag a vantaggio del ranking attribuito ai contenuti dall’algoritmo.

6 sono i fattori chiave che l”algoritmo considera per definire il ranking dei contenuti e “preparare” il feed di un utente:

  1. Interesse basato sul comportamento utente, sui contenuti che ha dimostrato di preferire con like, commenti, account seguiti e persone taggate nelle foto;
  2. Relazione per la quale l”algoritmo da priorità ai post di amici, familiari e account con i quali c’è stata interazione, oltre a “saggiare” la frequenza di interazioni con un nuovo “following;
  3. Cronologia dei contenuti, in quanto l’algoritmo da rilevanza al momento di pubblicazione dei post e tende a selezionare ed offrire contenuti sempre nuovi e interessanti;
  4. Frequenza d’uso dell’app che determinerà un feed tendenzialmente più “cronologico” per aperture molto frequenti, mentre un utilizzatore più sporadico avrà una selezione dei migliori contenuti dall’ultima visita.
  5. Il “following”, in quanto seguendo molte persone, Instagram provvederà a fare una selezione dei contenuti da mostrare, mentre un largo numero di “follower” inattivi incide negativamente nel posizionamento algoritmico di un account;
  6. Tempo di Utilizzo, più tempo si trascorre sull’app, maggiore sarà la quantità di contenuti selezionati da mostrare.

simbolo InstagramQuindi un’impresa che voglia usare Instagram per fare business deve considerare alcuni suggerimenti basilari:

  • Usare Instagram sporadicamente non dà risultati, quindi ragionare sulla sostenibilità di un progetto con la pubblicazione costante di contenuti di qualità;
  • L’algoritmo non “preferisce” una specifica tipologia di contenuti: foto e video sono uguali e vengono mostrati secondo le preferenze dimostrate dall’utente;
  • La piattaforma sta contrastando le interazioni fake ottenute con i bot così come i follower fantasma inattivi, quindi evitare scorciatoie dannose;
  • Commenti, like e condivisioni migliorano il ranking, quindi individuare un tipo di pubblico che interagisca con i contenuti proposti;
  • La lunghezza dei commenti non determina maggior valore;
  • Comprendere bene chi sono i propri follower e il proprio pubblico ideale, quali contenuti predilige, quali hashtag usa, in quali ore è più probabile che possa essere connesso.

YouTube

L’obiettivo principale di YouTube è quello di mostrare video che vengano visualizzati interamente e che l’utente rimanga il più a lungo possibile sulla piattaforma perché attraverso questo può mostrare i suoi annunci.

Ha un algoritmo abbastanza complesso che si basa su:

  • Tempo di visualizzazione: tempo totale trascorso dagli spettatori guardando i video;
  • Impression:quante volte le miniature dei video sono mostrate agli spettatori come video consigliati su YouTube, in homepage o nei risultati di ricerca;
  • Visualizzazioni da impression: numero di utenti che guarda un video dopo aver visto la miniatura;
  • Percentuale di clic sulle impression:percentuale di utenti che ha guardato un video dopo aver visto la miniatura;
  • Rapporto click/tempo di visualizzazione: indice del tempo trascorso a guardare i video dopo il click;
  • Tipi di sorgente di traffico:dove sono state mostrate le miniature dei video ai potenziali spettatori (ricerca su YouTube, ricerca esterna, video consigliati, playlist);
  • Quantità di video guardati dall”utente sul vostro canale;
  • Cronologia dei video pubblicati.

Immagine simbolica YouTubeQuindi per sfruttare con efficacia questo canale è opportuno tenere conto di questi aspetti: 

  • Sono penalizzate le tattiche ingannevoli, tipo il clickbait che ingenerano false aspettative e non trattengono gli utenti;
  • Ottimizzare il SEO, ovvero titolo, descrizione e immagine di anteprima quando si carica un video perché questo incide sulla “efficacia” delle anteprime mostrate;
  • Pubblicare video con una certa regolarità;
  • Curare la “struttura” del racconto del video, soprattutto la fase iniziale così da aumentare al massimo il tempo di visualizzazione, o che sia guardato fino alla fine;
  • Video brevi a meno che non ci sia qualcosa di straordinariamente avvincente da mostrare;
  • Tenere presenti le correlazioni che il proprio video può avere con altri similari propri o di altri produttori;
  • Stimolare le “interazioni significative” (like, commenti) che sono sempre importanti;
  • Utilizzare anche altri canali di marketing (social media, blog, Google, newsletter) per indirizzare traffico e ottenere visualizzazioni e coinvolgimento sui propri video entro le prime ore dalla pubblicazione.

Pinterest

Questa piattaforma non è solo un social media ma anche un motore di ricerca di immagini e video, vive una sua costante crescita, sia pure senza picchi, ed è spesso sottovalutato per la sua capacità di generare traffico ai siti web e di poter riprodurre l’esperienza visiva di un brand molto importante per gli utenti.

La fascia di utenza di Pinterest è prevalentemente femminile, tuttavia nella sua estesa gamma di contenuti, si possono individuare nicchie interessanti anche nell’ambito del B2B.

L’obiettivo finale di questa piattaforma è quello di rendere l’esperienza piacevole agli utenti in cerca di immagini.

L’algoritmo di questa piattaforma privilegia queste caratteristiche:

  • Priorità a contenuti nuovi e originali;
  • Priorità ai pin con il maggior coinvolgimento (“repin” e commenti);
  • Penalizza la priorità dei pin che vengono ripetuti su più bacheche;
  • Penalizza la priorità dei pin provenienti da gruppi con centinaia o migliaia di contributori;
  • Non premia una pubblicazione troppo sporadica o troppo frequente;
  • Assegna preferenza alla qualità di pin (immagini) e dei blog/siti associati;
  • Impostazione corretta e completa del profilo Pinterest;
  • Corretto uso delle parole chiave (SEO).
immagine simbolica Pinterest

Considerando che l’algoritmo di Pinterest ha aumentato la sua capacità di esaminare la qualità visiva dei pin (immagini), in conseguenza di questo, i suggerimenti d’uso di questa piattaforma propendono per:

  • Evitare lo spam dove lo stesso pin è pubblicato su tante bacheche;
  • Privilegiare la qualità delle immagini sulla quantità;
  • Associare ad ogni pin un link pertinente in una pagina del proprio sito che contenga quell’immagine;
  • Valutare la capacità di “engagement” (impression, salvataggi, clic sul link etc.) dei pin;
  • Pubblicare con regolarità piuttosto che tanti contenuti tutti insieme;
  • Valorizzare l’ottimizzazione delle parole chiave per il SEO in quanto utili per la ricerca dei contenuti anche all’esterno del newsfeed;
  • Può diventare un ottimo canale per condividere infografiche che indirizzino al proprio sito/blog in ambito B2B.

Buon lavoro!

LINKEDIN E TWITTER – COME FUNZIONANO

LINKEDIN E TWITTER – COME FUNZIONANO

Sintesi sul funzionamento degli algoritmi di Linkedin e Twitter e alcuni suggerimenti per l”uso di queste piattaforme social media più orientate ad una utenza “business” 

Una descrizione sintetica per illustrare le principali caratteristiche di queste piattaforme e alcune indicazioni per farne un uso corretto dedicate a imprenditori e professionisti che vogliano utilizzare questi social media a fini professionali, sia che li utilizzino direttamente, sia per migliorare la comprensione del lavoro dei loro consulenti in out sourcing. 

Questo articolo segue l’analogo pubblicato che descrive l’algoritmo di Facebook e come in quel caso non è destinato agli specialisti dei social media per i quali risulterebbe non esaustivo.

Conoscere i principi di funzionamento aiuta ad utilizzare meglio le piattaforme, assegnando la giusta importanza alla qualità dei contenuti da pubblicare, aspetto che rimane sempre di sostanziale rilevanza per qualsiasi social.

Linkedin

Negli ultimi anni la trasformazione di Linkedin è stata enorme, da vetrina di curriculum a piattaforma di contenuti, che oggi per alcuni aspetti sembra somigliare sempre più a Facebook, anche se non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze.

Rimane comunque la piattaforma per il B2B per antonomasia, anche se non bisogna dimenticare che è pur sempre una piattaforma sociale di persone che lavorano in aziende e non una piattaforma di aziende.

Vediamo pertanto alcuni dei principi fondamentali dell’algoritmo di questa piattaforma:

  • Assegna miglior rilevanza ai profili completi di tutti i dati: job title, foto profilo, riepilogo, esperienza, referenze, etc.;
  • Viene attribuita priorità ai contenuti degli utenti con cui si interagisce maggiormente e che pubblicano in modo coerente;
  • Viene attribuita priorità ai contenuti degli utenti che ottengono forte coinvolgimento nei loro post anche se non manifestato direttamente dall’utente cui il post viene mostrato;
  • Attribuisce maggiore rilevanza ai commenti strutturati rispetto a un alto numero di  reazioni;
  • Non attribuisce la priorità ai contenuti delle pagine aziendali;
  • Preferisce contenuti “nativi”, ovvero con testi, immagini e video caricati all’interno della piattaforma e non linkati;
  • Valuta la pertinenza dei contenuti con il feed utente: in base agli argomenti più seguiti, con maggiori interazioni o in base agli hashtag seguiti;
  • Valuta la probabilità di interazione dell’utente con i contenuti presentati nel proprio feed;
  • Valuta il tempo di lettura trascorso dagli utenti su determinati contenuti considerandoli più autorevoli e rilevanti;
  • Non assegna più priorità automatica ai video nella parte alta del feed.

In tal senso, la piattaforma, pur allargando le maglie della “discorsività” e della “socialità”, non vuole allontanarsi troppo dalla sua essenza originaria di piattaforma per il business, ponendo quindi molta attenzione ai contenuti, all’attenzione che riscuotono, ma anche alla fonte che li produce. Ne consegue che alcuni suggerimenti di uso possono riassumersi in:

  • pur non dimenticando la sintesi nei contenuti, su questa piattaforma i post possono essere anche più lunghi rispetto a Facebook e Twitter, perché gli utenti sono disposti a spendere più tempo su contenuti che ritengono professionalmente interessanti;
  • gli hashtag hanno acquisito negli ultimi due anni una notevole importanza per permettere all’utente di raggruppare i contenuti desiderati, per cui è bene utilizzarli anche se in numero non superiore a 2-3;
  • pubblicare con regolarità senza esagerare nella frequenza, ricordarsi che è bene privilegiare la qualità;
  • un “accurato” uso delle storie, video e documenti allegati, possono stimolare il coinvolgimento, così come le pronte risposte ai commenti e lo sviluppo di conversazioni sui post;
  • è bene utilizzare anche il proprio profilo o quello dei dipendenti anziché solo la pagina aziendale;
  • pubblicare link esterni solo occasionalmente.  
principi algoritmo Twitter
Twitter

Twitter

Pur con un certo ridimensionamento negli ultimi anni, con 330 milioni di utenti attivi mensilmente e 187 milioni ogni giorno, questa piattaforma delle notiizie brevi (280 caratteri) offre ancora margini interessanti nel B2B.

Twitter è la piattaforma che più di ogni altra tiene conto della attualità e tempestività nella divulgazione di notizie e contenuti.

L’obiettivo finale di questa piattaforma è quello di offrire la massima pertinenza della “timeline” (equivalente della bacheca di Facebook) mostrata con le preferenze dell’utente.

I principi fondamentali dell’algoritmo di questa piattaforma risultano essere:

  • “Content Quality scoring”: valutazione della qualità dei contenuti basata su credibilità profilo, video o immagini nativi (non linkati da altre piattaforme), rispetto della lunghezza contenuto (280 car.), link esterni (se linkano a contenuti di valore);
  • engagement: numero di followers e frequenza di interazioni con i tweet pubblicati;
  • interazioni: quantità di interazioni con i tweet (retweet, commenti, like nell’ordine), tempo trascorso sul tweet, qualità degli allegati/link;
  • cronologia dei contenuti: preferenza ai contenuti recenti (in rapporto al profilo verificato);
  • verticalità dei contenuti proposti (focalizzazione su un tema specifico);
  • frequenza di pubblicazione: in quanto rappresenta un valore per i follower/utenti.

Da tali punti emerge dunque la strategia di voler essere non una piattaforma di “quantità” per numero di utilizzatori, ma di “qualità”, intesa come qualità dell’informazione, quando confermata dall’interesse degli utenti, e qualità delle fonti.

In tal senso i suggerimenti per l’uso più proficuo della piattaforma sono:

  • avere un profilo completo di tutte le informazioni richieste dalla piattaforma, di immagini del profilo etc.; da contro profili fake o scarsamente attivi non sono un buon strumento;
  • pubblicare con regolarità, meglio tutti i giorni, da 2 fino a 10 tweet al giorno per massimizzare l’esposizione che la piattaforma farà dei tweet;
  • limitare il numero di hashtag a 2-3, visto che tra l’altro non sono più il criterio prioritario di diffusione;
  • tweet completi di immagini e link a fonti di valore (fonti verificate e non testate secondarie o sconosciute o peggio di fake news);
  • coinvolgimento degli utenti, attraverso commenti e rapide risposte agli stessi, retweet, o periodici sondaggi;
  • attenzione alla lunghezza dei tweet: 280 caratteri è il massimo ma se sono più brevi la piattaforma apprezza.

Ricordate che non è necessario essere presenti ovunque, ma laddove si è presenti bisogna esserci con qualità.

COME FUNZIONA L’ALGORITMO FACEBOOK

COME FUNZIONA L’ALGORITMO FACEBOOK

Una sintetica spiegazione sul funzionamento dell’ algoritmo del social media per eccellenza, Facebook, dedicata a imprenditori, professionisti e manager che utilizzano i social media direttamente o per il tramite di consulenti ed agenzie.

In questo breve articolo cercherò di esporre nel modo più semplice possibile agli utilizzatori business di Facebook, come “ragiona” il suo algoritmo, così da facilitare la comprensione delle scelte o delle proposte dei loro consulenti, e magari dare maggiore consapevolezza per cosa chiedere, cosa è necessario fare e quali risultati attendersi. Non è ovviamente uno scritto destinato agli operatori professionali dei social media, ai quali risulterebbe incompleto e superficiale.

Anche se non si conoscono tutti i dettagli di come l’algoritmo di Facebook decida cosa mostrare o non mostrare alle persone, possiamo affermare con certezza che il primario obiettivo di Facebook, come quello di qualsiasi altra piattaforma social, sarà quello di trattenere un utente per il maggior tempo possibile sulla piattaforma, incentivando lo scrolling (scorrimento) della pagina, così da poter mostrare il maggior numero di annunci possibili.

In sostanza niente di misterioso, se non cercare di offrire la miglior esperienza possibile in termini di intrattenimento, informazione e socialità all’utente così da farlo rimanere a lungo sulla piattaforma e consentire a Facebook di mostrargli il maggior numero di annunci sponsorizzati, vera fonte di guadagno della piattaforma, e di raggiungere così il suo obiettivo di business.

Il compito dell’algoritmo di Facebook sarà quello di prevedere quali post saranno “più preziosi e significativi” per un individuo quando si collega alla piattaforma, e aggiornare questa selezione ogni volta che costui controlla il proprio “feed notizie”.

Nel “feed notizie” di ognuno verranno inseriti dei messaggi “sponsorizzati”, gli annunci delle campagne a pagamento, che tuttavia dovranno seguire le linee imposte da Facebook, non essere perciò troppo numerosi, non essere invadenti, essere in linea con gli interessi della persona a cui saranno mostrati, essere accattivanti e non troppo infarciti di slogan, non risultare offensivi per alcuno.

Sulla scorta di questa premessa, nel 2021 l’algoritmo di Facebook continuerà ad essere caratterizzato da quattro principali segnali di ranking: attualità, popolarità, tipo di contenuto e relazione.

Fattori di ranking dei contenuti Facebook

Fattori di ranking dei contenuti Facebook

La sequenza di operazioni di calcolo, pressoché istantanea per ogni utente che si collega, si realizza in quattro fasi:

  • Fase “INVENTORY”: la piattaforma, in base all’utente che si collega, “recupera” tutti i contenuti pubblicati dal suo network di contatti e di pagine seguite;
  • Fase “SIGNALS”: la piattaforma valuta i segnali di contesto (dispositivo usato, smartphone, PC o tablet, tipo di connessione, orario e geo localizzazione), e segnali di contenuto (chi ha pubblicato e cosa, quanto è completo il suo profilo, data di pubblicazione, interazioni ricevute e feedback negativi, tempo trascorso su tale contenuto dagli altri utenti);
  • Fase “PREDICTION”: il sistema elabora una previsione sul tipo di contenuti che ritiene più importanti per l’utente, scartando o mettendo in coda i post con cui ritiene improbabile che questi interagisca. I comportamenti passati dell’utente, nel gradimento o nel rifiuto di certi contenuti sono pertanto importanti per determinare il metodo di previsione del sistema.
  • Fase “SCORE”: il sistema esegue una valutazione sui post rimanenti per assegnargli un punteggio in modo personalizzato (esempio: Laura ha il 90% di probabilità di mettere un “cuore” alla foto di un cucciolo di cane di una sua amica e ha il 30% di probabilità di guardare video tutorial dal suo gruppo di ricette) e li classifica in ordine di valore. Notizie e informazioni che hanno uno score più alto, vengono presentate prima all’interno del feed.

Nello sviluppo delle operazioni di calcolo connesse a tali fasi, l’algoritmo effettuerà il suo lavoro seguendo tale metodo:

  • particolare attenzione alle “meaninful interaction”, interazioni significative, quali condivisioni con interazioni successive, interazioni tra familiari e amici, condivisioni private e reazioni successive;
  • relazioni dell’utente, interessi espressi, attualità dei contenuti; contenuti “nuovi” tendono ad avere rilevanza maggiore rispetto a quelli più datati, con un posizionamento favorevole nel feed;
  • tendenza a preferire certi tipi di contenuti quali foto di persone, di eventi con più persone, secondo le preferenze dimostrate dall’utente;
  • commenti, like e condivisioni migliorano lo “score”;
  • contrasto alle interazioni “fake” ottenute con Bot e alle fonti di notizie non verificate;
  • organizzazione di una bella sequenza di post dal network di un utente e di vari tipi di media e fonti in modo che questi abbia un’interessante varietà di contenuti da scorrere.

Occorre ricordare che l’algoritmo non “premia” post contenenti link che portano l’utente fuori dalla piattaforma, a meno che non si tratti di post di campagne a pagamento contenenti link al sito dell’inserzionista.

In tal senso è opportuno ricordare alcuni benchmark attuali; alla fine del 2020, la copertura organica media (post non a pagamento) è ancora in calo ed è scesa al 5,2% (alla fine del 2019 era del 5,5% e l’anno prima era del 7,7%), mentre per le pagine con oltre 100.000 follower la percentuale è ancora più bassa.

Spero di aver fornito qualche utile e sbrigativa indicazione su un aspetto di per se assai complesso tecnicamente e mai completamente disvelato neanche agli utilizzatori professionisti.

Statistiche e immagini sono stati tratti da:

https://blog.hootsuite.com/facebook-algorithm/

COME FARE LOCAL MARKETING NELLE PMI

COME FARE LOCAL MARKETING NELLE PMI

Nonostante la globalizzazione, per molte PMI la capacità di fare local marketing è un passo fondamentale per crescere.  Ma non tutte sanno sfruttare gli strumenti gratuiti messi a disposizione da Google

É profondamente cambiato il modo in cui il consumatore ricerca informazioni e prende decisioni d’acquisto.

Con un minimo di introspettività, sappiamo che quando cerchiamo informazioni su prodotti, servizi, negozi, consultiamo lo smartphone (o il computer) utilizzando i motori di ricerca più noti come Google che intercetta circa il 90% del traffico.

Si pensi che solamente su Google ogni giorno vengono effettuate oltre 3,5 miliardi di ricerche (Fonte InternetLiveStats), e che circa il 50% di esse è di tipo local ovvero finalizzata alla ricerca di prodotti e servizi nel proprio comune o nelle immediate vicinanze.

Il punto chiave diventa quindi farsi trovare dalle persone giuste al momento giusto, quello della ricerca.

Ed è altrettanto vero che molte PMI, soprattutto quelle nell’ambito dei servizi o che operano al dettaglio, sviluppano buona parte del proprio business su un territorio circoscritto.

Per questo Google mette a disposizione gratuitamente uno strumento potente e molto efficace per attuare strategie di local marketing, che si chiama Google My Business (GMB).

Con questo strumento si può portare la scheda della propria attività nella prima pagina dei risultati di ricerca, la posizione agognata da tanti, in modo relativamente semplice e senza spendere una fortuna in campagne Adwords a condizione di gestire l’account con accuratezza.

Non è una magia, è tutto vero, basta comprendere la filosofia di funzionamento dell’algoritmo di Google.

Quest’ultimo infatti tende ad attribuire molta rilevanza all’ottimizzazione delle ricerche localizzate, ed in sintesi attribuisce forte rilevanza a questi tre criteri per mostrare la scheda di un’attività nel “local pack”:

  • Pertinenza dell’attività rispetto alla ricerca fatta da un navigatore;
  • Distanza dell’attività dalla localizzazione in cui è effettuata la ricerca;
  • Evidenza, ovvero autorevolezza e tenore delle recensioni dell’attività.

L’obiettivo di Google, non è ovviamente la generosità, quanto invece quello di rendere l’esperienza di navigazione dell’utente la migliore possibile; per questa ragione tenderà a “consigliare” quelle imprese che per accuratezza, completezza delle informazioni, foto, recensioni positive, possano sembrare più affidabili come risposta alla ricerca ricevuta.

Il “local pack” di Google, come si vede nelle immagini, si posizionerà immediatamente sotto gli annunci a pagamento (se presenti) e prima dei risultati “organici”.

Il Local Pack è importante perché ci mostra i risultati direttamente in Google Maps, con le informazioni più importanti e la possibilità di chiamare l’attività con un semplice click sulla cornetta.

Immaginate quindi l’efficacia di questo local pack per facilitare il contatto o la visita al punto vendita segnalato con l’uso corrente dello smartphone.

Le informazioni richieste per completare la propria scheda attività vanno dalle anagrafiche, indirizzo e telefono, descrizione dell’attività e orari, area di copertura del servizio e caratteristiche particolari, persino dei box descrizione dei prodotti o dei servizi offerti e relative immagini.

C’è persino la funzionalità Google post, inserita di recente, che permette di raccontare ancora meglio l’azienda e la sua attività.

Che questo strumento sia sottovalutato lo testimonia il fatto che almeno il 40% delle aziende locali non ha “rivendicato” (ufficializzato) la propria attività su GMB, oppure in tanti altri casi lo ha fatto in modo molto parziale e incompleto non riuscendo in tal modo a trarne beneficio.

Completamento e gestione dell’account GMB possono essere fatti persino direttamente, oppure facendosi assistere da uno specialista, ma è un lavoro relativamente rapido che non dovrebbe richiedere grossi investimenti e il cui rapporto costo/beneficio è senza dubbio favorevole.

Inoltre c’è una grande opportunità costituita dall’ultima “release” di Google lanciata in Italia in ottobre di quest’anno.

Infatti ad un account ben strutturato di Google My Business, si può abbinare la  piattaforma Google Merchant Center , altro tool gratuito di Google, vetrina dove esporre tutti i propri prodotti, che diventa di fatto la via più speditiva ed economica per iniziare a fare attività di e-commerce.

Tornerò sull’argomento in modo più dettagliato sul prossimo articolo.